Sono il terzo di cinque figli, l’unico maschio tra quattro sorelle. Mio padre, Bulko, ha subito iniziato a educarmi affinché potessi aiutarlo nel suo lavoro di calzolaio e, un giorno, persino sostituirlo.
Solo che io sono sempre stato un tipetto irrequieto, e benché abbia imparato volentieri il mestiere, preferivo di gran lunga quando, nei momenti di pausa, mio padre mi portava a pescare…
Ricordo con immenso piacere i caldi pomeriggi estivi trascorsi, nelle ore più calde, pigramente distesi, mio padre e io, all’ombra degli alberi sulle rive di un vicino ruscello, a sonnecchiare e a cercare di procurarci la cena muniti di canna, galleggiante, lenza ed esca…
Fu proprio durante uno di quei momenti che, per la prima volta, mi accadde qualcosa di “bizzarro”…
Avevo sei o sette anni, e stavo pescando con mio padre; tra di noi era iniziata una competizione amichevole a chi avrebbe preso il pesce più grosso.
Dopo un paio di ore totalmente infruttuose, finalmente ero riuscito a prendere all’amo qualcosa. Doveva essere un pesce bello grosso, almeno a giudicare dalla forza con cui strattonava la lenza, trascinandomi inesorabilmente in avanti, verso le acque del torrente.
Ovviamente, sapevo già nuotare – come tutti i membri della mia famiglia avevo imparato ben prima di muovere i primi passi -, ma ero comunque spaventato ed eccitato.
Mio padre mi incitava a non demordere, ma mi stava lo stesso vicino, pronto ad aiutarmi in caso di bisogno. Solo che neanche lui si aspettava quel che stava per accadere…
Dopo parecchi minuti di sforzi tremendi, ero finalmente riuscito a trascinare a riva il MIO pesce: un grosso salmone! Lo deposi subito nella gerla che avevamo con noi, deciso a godermi le lodi sperticate che sapevo mio padre mi avrebbe rivolto.
Peccato che un grosso orso, attirato dall’odore del pesce, decise di emergere dal sottobosco proprio mentre festeggiavamo.
Mio padre strabuzzò gli occhi, e io mi fermai, terrorizzato: l’orso era enorme, specie se paragonato a noi due, piccoli Halfling. E sembrava deciso a ottenere il mio salmone a qualunque costo…
Ringhiando e ruggendo si era infatti messo davanti a noi, pronto ad attaccarci.
Mio padre fece allora qualcosa di estremamente coraggioso, e tremendamente stupido: raccolse un sasso da terra e lo scagliò verso l’animale, deciso ad attirarne l’attenzione e a tenerlo occupato, in modo da darmi il tempo di fuggire.
Solo che l’orso non si fece intimorire affatto: con un solo colpo mise fuori combattimento mio padre, stordendolo.
Mi misi a urlare, e protesi le braccia in avanti, nel disperato tentativo di difendermi.
E avvenne il miracolo: una forte, improvvisa luce abbagliante scaturì dal palmo della mia mano sinistra e si infranse contro gli occhi dell’orso.
L’animale, più sorpreso che altro, si mosse goffamente all’indietro, finendo per mettere le zampe sul greto viscido del torrente. Un secondo dopo, con mia somma sorpresa, era caduto in acqua…
Intanto mio padre si era ripreso abbastanza da riuscire ad alzarsi. Mi afferrò per un braccio e mi trascinò via, correndo a perdifiato verso il villaggio.
L’avevamo scampata bella; ma per assurdo i miei genitori, quando discussero l’accaduto, si mostrarono più preoccupati di quel che avevo fatto io che del pericolo rappresentato dall’orso.
Il perché lo avrei compreso pian piano negli anni successivi.
2 commenti:
:) caro stregone...ancora non ti conosco bene ma già mi sei simpatico...
daltronde tra chi manovra la magia ci si capisce vero?
;)
mi sa che ho seguito i tuoi passi sai?
se se, voi usufruitori di magia, sempre uguali, tutto facile, è?
io ho dovuto lavorare duramente per rendermi degna dei doni della Dea, mica ho avuto la pappa pronta come voi, io. tsss.
mekenamon
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