Ho avuto la fortuna di nascere in un piccolo villaggio di pescatori, Harenk Sol, situato lungo la costa meridionale del Ducato, proprio di fronte al complesso di grandi scogli, affioranti dal mare, chiamati Denti di Narvalo.
La mia famiglia si era stabilita lì pochi anni prima della mia nascita, quando l’intero Clan di mio padre – i Sassofrasso, appunto – aveva deciso che era tempo di “togliere i finimenti ai cavalli” – un modo MOLTO Halfling per definire il desiderio di fermarsi per un po’ in qualche luogo.
All’epoca gli abitanti originari del villaggio non furono molto contenti che la mia gente si fosse fermata da loro, ma ben presto le notevoli capacità artigianali dei membri del mio Clan, unite alla naturale socievolezza di noi Halfling, permisero ai locali di superare la loro innata diffidenza.
Certo, gran parte del merito della cosa va ai miei zii paterni, Gerb e Iris, pasticceri senza pari e autentici geni della “diplomazia da pranzo” – altro modo di dire tipico della mia razza, usato per indicare i pranzi di lavoro in genere, e quelli mooolto abbondanti nel particolare -. Furono le torte cucinate da loro a conquistare prima i bambini e poi i grandi; quei dolci furono, per gli abitanti di Harenk Sol, un piacevolissimo diversivo dalla routine, prima, e un piacere irrinunciabile, poi.
Ma quello che più aiuto il mio Clan a integrarsi fu che, poche settimane dopo essere giunti nel villaggio, i miei parenti contribuirono a difenderlo da uno dei periodici assalti di Lucertoloidi.
Dovete sapere che a poco più di un giorno di viaggio da Harenk Sol, verso sud-est, si trova una vasta zona paludosa, creata dalla confluenza di due fiumi, il Peka e l’Abhainn. Lì vivono molte tribù di Lucertoloidi. La più grande di esse, quella che ha per simbolo un Occhio di Drago Nero, periodicamente si spingeva – e si spinge tuttora – verso zone più ricche e fertili per razziare e depredare.
Solitamente in quelle occasioni gli abitanti di Harenk Sol si limitavano a raccogliere quanti più dei loro beni e si rifugiavano in mare, decisi a tornare a casa solo dopo che i Lucertoloidi se ne fossero andati.
Ma quella specifica volta, un po’ spinti e un po’ trascinati alla lotta dai membri del mio Clan – gente pratica e avvezza a difendersi da predoni, briganti e razziatori -, gli abitanti del villaggio impugnarono le “armi” (tridenti, forconi, attrezzi da lavoro) e riuscirono a ricacciare i loro assalitori scagliosi nelle paludi.
La festa per la vittoria durò 3 giorni e 3 notti.
La battaglia più memorabile contro degli invasori avvenne però solo 12 anni dopo; all’epoca avevo appena 8 anni e – beh… - fu in gran parte colp… merito… mio se il villaggio si salvò dalla distruzione.
Ma questa è un’altra storia.
1 commento:
bene, allora attenderemo impazienti di udire anche quella storia, quando vorrai raccontarcela, signor Odo Sassofrasso.
in fondo la taverna è accogliente, la birra buona, il pane fresco e croccante e la carne gustosa. fino a che il fuoco scoppietta nel camino le nostre orecchie ascolteranno le tue storie.
mekenamon
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